Boavista: la notte delle tartarughe

 

Le tartarughe marine della specie “caretta caretta” trovano sull’isola di Boavista, nell’arcipelago di Capo Verde, uno degli ambienti naturali più adatti per la deposizione delle uova.

Nel periodo tra giugno e novembre centinaia di tartarughe risalgono dal mare fin dove la sabbia diventa morbida, cercano la migliore collocazione e depongono le uova.

Decine e decine di tartarughe, fino a novanta ogni notte, salgono sulla spiaggia di Ervatão, dove da diversi anni si trova un accampamento dell’Università delle Canarie.

Gli studenti, che rimangono a Capo Verde diversi mesi, hanno un compito preciso: aspettare che le tartarughe escano dall’acqua, raccogliere le uova deposte, controllare il microchip installato o sistemarne uno sugli esemplari non ancora censiti ed accertarsi che riprendano il mare, fino a sparire nel buio della notte. Ogni notte, per mesi.

Alcune notti, un paio di giorni la settimana, viene concesso a piccoli gruppi di viaggiatori di accompagnarli lungo la spiaggia. Partiamo in 6, sul cassone del pick up e dopo 40 minuti arriviamo all’accampamento. E’ quasi mezzanotte. Ci sediamo su una delle lunghe panche intorno ai tavoli di legno, sotto al tendone adibito a sala riunioni, sala da pranzo e da tempo libero... In pochi minuti ci viene spiegato lo spettacolo naturale cui assisteremo e soprattutto le regole e i comportamenti da tenere, a contatto con gli animali.

Poi, improvvisamente, un walkie talkie gracchia una frase in spagnolo. Un grosso esemplare è stato avvistato mentre esce dal mare. La fase di deposizione delle uova dura circa 40 minuti, durante i quali la tartaruga è in uno stato di trance. Abbiamo tutto il tempo per raggiungerla e, con grande cautela, di sistemarci dietro di lei. La grossa tartaruga inizia a scavare una buca con le zampe posteriori e poi espelle le piccole uova. Fino a 40 per ogni deposizione.

Assisteremo allo spettacolo per tre volte, nel corso di quella notte.

 

   

 

Gli studenti controllano il chip, in un caso lo sostituiscono inserendolo sotto la pelle della zampa con una specie di siringa. Serve a mappare gli esemplari e verificare costantemente le rotte dei flussi migratori.

Le uova vengono immediatamente tolte dalla sabbia e sistemate in un’altra area appositamente creata per proteggerle da gabbiani e granchi giganti, che ne sono piuttosto ghiotti.

 

   

 

Avviciniamo una mano alla tartaruga, tocchiamo delicatamente una zampa, ruvida e rigida, come per accarezzarla. Osserviamo incantati e in silenzio uno dei meravigliosi spettacoli che la natura regala. Si ripete da millenni, sempre uguale, nonostante gli uomini e la loro smania di cacciare. Questo animale infatti sembra avere la carne molto prelibata e, nonostante il Governo di Capo Verde abbia vietato di consumarla e commercializzarla, sembra che ancora qualche pescatore non si sia rassegnato...

La "nostra" tartaruga, compiuta la sua opera, copre la buca con le zampe, si gira lentamente verso il mare, annaspa pesantemente sulla sabbia fino a ritrovare le onde nere dell’oceano e, con loro, la sua elegante leggiadria.

 

Per informazioni sul progetto di ricerca e salvaguardia delle tartarughe:

 www.proyectopelagos.org

 

   

 

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