Capo Verde: sorprendente improvvisazione.
TarrafalMercantile Santa Maria.

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Estate 2008: nessuna idea di viaggio. Entriamo in agenzia ed usciamo, sorpresa… con due pacchetti di due settimane in un villaggio a Boavista, Capoverde.
Ok confessiamo: il villaggio turistico e le sue routines sono piuttosto lontane dalla nostra idea di viaggio e una sana perplessità accompagnò le quasi sei ore di volo…
Boavista, varcando l’uscita del villaggio, riserva piacevolissime sorprese.

E’ sufficiente salire sul cassone di uno dei pick up arroventati dal sole sulla piazza di Sal Rei, contrattare il prezzo per l’intera giornata e lasciarsi portare dove decide l’autista.
Oppure noleggiare un quad, dotarsi di mappa ed iniziare a girovagare per le poche strade asfaltate e la molta sabbia desertica. Il vento ne porta in abbondanza, dal Sahara della Mauritania.

L’isola è lunga trenta chilometri e larga poco meno: un paio di giornate sono sufficienti per farsi incantare delle spiagge bianchissime, dalle fredde e irrequiete onde dell’oceano e, con un po’ di fortuna, dalle pinne degli squali che emergono nelle baie più isolate e nascoste.
Iniziamo la nostra conoscenza con l’isola partendo dal piccolo villaggio di Sal Rei.
Uno dei punti di ritrovo del piccolo paese, che pur essendo il capoluogo dell’isola conta meno di duemila abitanti, è la piazza principale, contornata da casette color pastello e sulla quale svetta la Chiesa ottocentesca di Santa Isabel. L’altro centro di aggregazione è il piccolo molo del porto dove i bambini trascorrono i pomeriggi facendo a gara nel tuffarsi più lontano possibile, le donne chiacchierano pigramente e le bambine aspettano ansiose le coloratissime barche dei pescatori che entrano ed escono per scaricare le casse di pesce fresco.
L’arrivo di una barca è un momento festoso per le bambine. Alcune si aggrappano alle cime, altre curiosano all’interno del piccolo scafo per contare i pesci, qualche altra, un po’ più grande d’età, si prepara per trasportare le ciotole di plastica sulla testa, come solo le donne africane sanno fare…

Il resto dell’isola offre spiagge dove lo sguardo è quasi accecato dal candore della sabbia e a fatica si distingue dove finisce il mare ed inizia il cielo.
A nord la Baia di Boa Esperança, con i suoi bassissimi fondali dei quali sono rimaste vittime moltissime imbarcazioni, tra le quali il mercantile Santa Maria. Arenatosi nel 1968 giace a pochi metri dalla spiaggia, eroso dal moto continuo delle onde.


La strada che porta a sud conduce al villaggio di Rabil, dove si trova l’unico bivio (su strada asfaltata) dell’isola: da un lato la vallata verdeggiante di Ribeira do Norte mentre verso sud prosegue fino a Povoação Velha, il più antico insediamento dell’isola.
Proprio a Rabil inizia una zona particolarmente curiosa: il Deserto de Viana. Si tratta di un vero e proprio territorio desertico, fatto di dune di sabbia sahariana portata dagli alisei. Soffiando da nord est e sud ovest trascinano la sabbia dalla costa africana fino a depositarsi in questa zona dove ricrea lo stesso panorama, lo stesso ondeggiare sinuoso, le stesse sensazioni di quiete dell’immenso padre da cui proviene.
Proseguiamo verso sud dove la strada diventa una pista di pietrisco, fino a raggiungere i cinque chilometri di sabbia bianca di Santa Monica, così chiamata per il facile paragone con la più famosa omonima californiana.


Spiagge ancora selvagge, onde imponenti, baie nascoste, come quella di Espingueira: una tempo villaggio di pescatori, abbandonato per anni e diventato ora uno splendido relais gestito da una ragazza italiana fuggita dalle nebbie padane. Casette sparse dagli intonaci bianchissimi e gli infissi color pastello, porticati di paglia e tavoloni di legno grezzo accolgono gli ospiti che decidono di trascorrere qualche giorno in totale solitudine e isolamento del resto del mondo…


Boavista offre alcune tra le spiagge più belle d’Africa e una delle quattro al Mondo in cui depongono le uova le tartarughe Carretta Carretta. Esperienza da non perdere. Accampati sulla spiaggia di Ervatão, un gruppo di studenti dell’Università di Las Palmas, lavorano ad un progetto di salvaguardia e tutela delle tartarughe. Ogni notte, nel periodo di deposizione delle uova, intercettano le grosse tartarughe che escono dal mare; ne seguono i movimenti lenti ed impacciati fori dall’acqua e appena conclusa l’operazione di deposizione raccolgono le uova e le trasportano in un’area protetta, nella quale attendono la schiusa, salvaguardando così l’incolumità dei neonati da gabbiani e granchi giganti. Arriviamo dopo la mezzanotte e l’accompagnatore ci porta subito verso il luogo in cui una grossa tartaruga ha appena individuato la posizione migliore per deporre. Ci raccontano che durante la deposizione, le grosse testuggini sono in uno stato di trances che può durare fino a quaranta minuti.
Osserviamo in silenzio, senza muoverci, quasi senza respirare per non rovinare in alcun modo la magia del momento. Siamo spettatori di uno spettacolo straordinario, che si ripete immutato da millenni. Poi la tartaruga, ignara o forse incurante degli intrusi spettatori, guadagna nuovamente la via del mare e annaspando con le pinne sparisce tra le onde. Per altre tre volte nel corso della stessa notte assistiamo allo spettacolo. L’esperienza più intensa ed emozionante delle due settimane sotto questo scorcio di cielo d’Africa…

Decidiamo di fuggire dal villaggio.
Sfogliamo la guida e incappiamo in una frase: “l’isola è un crogiolo di etnie diverse ed è anche la più africana dell’arcipelago”…


…e il giorno successivo la transportes aereos de Cabo Verde ci porta sull’isola di Santiago.
Arriviamo a Praia, la Capitale. Non c’è molto da vedere. Qualche casa coloniale, un pittoresco e chiassoso mercato di frutta e tessuti colorati, qualche banca e i pochi palazzi amministrativi dai quali si governa l’arcipelago.
L’impatto con il resto dell’isola è anomalo, avendo ancora negli occhi l’aridità del deserto di Boavista.
Ci sovrastano picchi verdeggianti, alternati a fertili vallate coltivate a terrazze e a file di rigogliosi alberi da frutta.
Decidiamo di contrattare con un giovane tassista l’importo per un’intera giornata in giro per l’isola e dopo pochi minuti partiamo con direzione Assomada, nel cuore verdeggiante ed agricolo dell’isola. L’attrattiva del villaggio è lo straordinario mercato, il più grande e pittoresco di tutto il Paese. La sede dell’antico mercato è un edificio dai tratti coloniali, dove colonne in legno sostengono i porticati sotto i quali si susseguono i banchi dei venditori. Frutta, verdura e pesce le merci più esposte, ma anche bottiglie di plastica piene d’olio e qualche dolce. Su qualche banco, dei pentoloni dove ribollono zuppe scure dall’odore pungente.
I venditori arrivano da ogni parte dell’isola e, in alcune occasioni, anche da continente africano. Senegal e Guinea, in particolare. Lo spazio all’interno dell’edificio evidentemente non bastava a contenerli tutti e oggi il mercato non ha più confini delineati e deborda abitualmente nelle strade circostanti. Stesi sui cubetti di porfido si susseguono mucchi di verdura, cassette di banane o bacinelle di plastica piene di pesce.


Gironzoliamo a caso tra i banchi e per le vie circostanti, come nostra abitudine. Ma abbiamo una strana sensazione che lì per lì non ci sappiamo spiegare. Nessun problema, nessun pericolo, ma qualcosa che avvertiamo e non comprendiamo. Poi, d’improvviso, ci rendiamo conto di essere osservati. Ci guardano e ridono. Tutte le persone che incrociamo ci guardano e ridono. Siamo gli unici due turisti, probabilmente gli unici due stranieri. Sicuramente gli unici due bianchi tra centinaia di persone. Effettivamente non potevamo non attirare la curiosità dei presenti…


Ripartiamo verso Tarrafal, all’estremo opposto dell’isola, rispetto alla Capitale. Poco prima della città ci fermiamo a Chão Bom, campo di concentramento per i deportati politici dal Portogallo della dittatura. Oggi è un monumento nazionale e rimangono gli edifici destinati alla prigionia e un piccolo museo a memoria del periodo di Salazar.
Tarrafal dovrebbe essere una località turistica piuttosto frequentata anche se, in realtà, incontriamo solo due inglesi e due francesi. Ci fermiamo sulla spiaggia principale dove un gruppo di donne sedute su bidoni di plastica chiacchiera al riparo dal sole e un chiassoso gruppo di persone intorno ad una delle coloratissime barche di legno sta contrattando l’acquisto di pesce fresco.
Completiamo il giro dell’isola con la visita di Cidade Velha, un tempo chiamata Ribeira Grande.
Il piccolo villaggio conserva i resti di ciò che rappresentò il primo insediamento portoghese in tutta l’Africa. Oggi rimangono i bastioni di una splendida fortezza, dalla quale si domina l’intera baia da un lato e il rigoglioso canyon verdeggiante dall’altro. Rimangono i muri perimetrali della prima Cattedrale costruita in Africa; le piccole casette (in fase di recupero) lungo Rua Banana e il Pelourinho nella piazzetta di fronte al mare. Il Pelourinho rappresentava la gogna, il palo al quale erano legati gli schiavi per essere puniti o venduti. Era l’ultimo luogo della terra madre che vedevano, prima di essere imbarcati sulle navi che li portavano in Brasile. A Salvador de Bahia, punto di arrivo nel nord est brasiliano, ne esiste una copia perfetta.

Lasciamo l'isola di Santiago per rientrare a Boavista, nel nostro villaggio.

 

Quali inesperti turisti da villaggio non ci eravamo preoccupati di avvisare della nostra evasione e il personale del villaggio ci ha accolto con un sospiro di sollievo...probabilmente se il nostro girovagare per l'arcipelago fosse durato qualche giorno di più, avrebbero allertato i soccorsi per le ricerche...!!!

 

Completiamo la nostra vacanze tra il sole, il mare e parecchie contrattazioni con i commercianti senegalesi... rientriamo carichi di stoffe, quadri e conchiglie. Ma soprattutto con le immagini di un genuino e per molti versi ancora incontaminato scorcio d'Africa.

 

Lo sapevate che...?? Capo Verde condivide con altri Paesi Africani il primato delle zone più aride del mondo. In alcuni punti di Boavista non pioveva addirittura da 28 anni, prima del nostro arrivo...

Un suggerimento?? Se visitate l'isola di Boavista nel periodo giusto (da giugno a metà ottobre) non perdete lo spettacolo della deposizione delle uova delle tartarughe, seguendo gli studenti dell'università delle Canarie.

Un suggerimento?? Assaggiate l'aragosta e la cachupa in uno qualsiasi dei ristorantini di Sal Rei....ma evitate la carne di tartaruga. Pur essendo vietato consumarla, viene spesso proposta nei menù e per i Capoverdiani sembra essere pietanza irrinunciabile...

 

Alcune immagini...

  • Sal Rei. Distribuzione acqua.
  • Sal Rei
  • Sal Rei
  • Sal Rei
  • Sal Rei
  • Tuffi dal molo
  • Sal Rei.
  • Sal Rei. Vendita pesce
  • Sal Rei. Pescatori.
  • Sal Rei. Pescatori.
  • Sal Rei. Pescatori.
  • Sal Rei. Carrozzeria.

 

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