Bangkok: ricordi sparsi, imprecisi e disordinati
Damnoen SaduakCanali intorno al Damnoen Saduak

Guarda la galleria

 

Avvertenza per chiunque legga questo post! Le righe che seguono non vogliono essere una guida della città asiatica, né contengono suggerimenti o riferimenti precisi a monumenti, arte o storia della Thailandia. Il post nasce sfogliando un vecchio album di foto cartacee… si tratta di ricordi, di semplici immagini, di qualche emozione. Come quando, appunto, sfogliando un vecchio album ti si apre un sorriso ed esclami “ti ricordi, quella volta…?!” E i ricordi sono sparsi, senza un preciso filo logico; imprecisi e disordinati…del resto il mio viaggio a Bangkok è quasi “maggiorenne”!

 

Di Bangkok ricordo l’odore. Acre, pungente, talvolta dolciastro, talvolta penetrante.

Mi ricordo due Bangkok. Due entità distinte: una bolla d’olio dentro un bicchiere d’acqua. L’una dentro l’altra senza mai mischiarsi, rimanendo ben distinte e ben definibili.

L’odore. Quello che ti si incollava alle magliette. Bianche, fino a mezzogiorno. Poi, con il passare delle ore, sempre più scure; grigie, nere impregnate di smog, traffico, clacson e rumori.

Ricordo il caos senza regole, ritrovato in altre metropoli asiatiche.

Ricordo un passaggio in moto. In taxi o con il tuk tuk non sarei mai arrivato puntuale all’appuntamento. Così mi disse il tassista, prima di porgermi un casco e lanciarsi in un slalom tra le auto. Arrivai un tantino spaventato. Puntuale.

Ricordo i ponti pedonali sopra le corsie intasate. Ponti in cemento, hotel a mille stelle, baracche, ancora ponti, ancora persone, ovunque. Tante persone, ancora hotel, ancora baracche. Ancora contrasti esasperati. I baracchini che vendevano cibo fritto davanti agli hotel di lusso. Ricordo i carrettini a pedali diventati contenitori di cibo. Li ricordo con appesi dei secchi di acqua: servivano per lavare piatti e posate. Sempre lo stesso secchio, sempre la stessa acqua.

Ricordo le mani che tentavano di trascinarmi a destra e a sinistra, a Pat Pong. “Mercificio” e compravendite, di qualsiasi genere. I menù. Strani menù con l’elenco delle prestazioni alle quali era possibile assistere o, a prezzo maggiorato, partecipare. Li ricordo in due lingue: tedesco e italiano.

E poi l’incanto dell’altra Bangkok. Il microcosmo dei piccolissimi templi, agli angoli delle strade, fatti di incenso, fiori gialli e bianchi e qualche volta la musica.

Il silenzio fitto, intenso, del Wat Phra Keo, il Tempio del Budda di smeraldo. Le persone inginocchiate, le preghiere sussurrate. Una grande sensazione di pace; solo silenziosa contemplazione.

Ricordo le movenze eleganti delle danzatrici. Le mani, soprattutto. Le lunghe dita. I sorrisi candidi e stupiti dei bambini.

Ricordo i 43 metri dorati del Wat Pho, il Budda sdraiato.

Metropoli strana, Bangkok, che alternava scorci d’inferno ad angoli paradisiaci, come il Palazzo Reale, il luccichio dell’oro, la delicatezza ordinata e meticolosa dei giardini.

Ricordo l’immenso parco dell’ambasciata inglese. Ricordo una giovane coppia in viaggio di nozze che non era mai uscita dall’hotel, per il timore di cosa sarebbe potuto succedere fuori.

Ricordo la distesa delle barche del Damnoen Saduak, il mercato galleggiante. Le merci in vendita, indistinguibili. Le punte dei tradizionali cappelli di paglia. Chiazze colorate dai tratti indefiniti. Ricordo le palafitte, i bambini che si lavavano nell’acqua, sotto la propria casa. Alcuni bambini giocavano con lunghi serpenti boa e li mettevano, per gioco, intorno al collo degli stranieri un po’ diffidenti. Me compreso…! Un modo come un altro per racimolare qualche spicciolo.

Ricordo una lunga discussione con l’autista di un autobus, che benediceva la Nike perché, diceva, se è pur vero che faceva lavorare i bambini, è altrettanto vero che rappresentava l’unica fonte di guadagno per molte famiglie. Ricordo il mio disappunto. I bambini devono fare i bambini. Ma forse c’è qualcosa che mi sfugge…

Ricordo la prima pagoda del Regno del Siam, ma non ne ricordo il nome…

Ricordo che Bangkok, uno dei miei primi viaggi “veri”, mi era piaciuta. E’ una delle città dal forte impatto. Una di quelle che non ti possono lasciare indifferenti. Una di quelle città dove mi piacerebbe ritornare a distanza di così tanto tempo. Forse o la ami o la detesti, ma se “dentro” hai un bel po’ di sana improvvisazione, una buona dose di attrazione per l’imprevisto e un giusto quantitativo di caos è una di quelle città che non potrai non amare.

 

Alcune immagini...

  • Palazzo Reale
  • Palazzo Reale
  • La cura dei giardini...
  • Buddha
  • Buddha
  • Il tempietto all'angolo...

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Seguici su

 

Qualche suggerimento enogastronomico

Le nostre recensioni ...

Facebook Box

 
 

Scrivici