Israele: dalle radici della storia, alla modernità
 

 

Non saprei dirvi il perché ma se penso al mio breve ma intensissimo viaggio in questo Paese per me così speciale, davvero non riesco a trattenere le mie emozioni.

Per me ha rappresentato una specie di irrinunciabile ritorno a casa, una specie di ancora di una nave che viaggia sempre al largo. Una casa le cui fondamenta si chiamano Gerusalemme, la cui camera da letto si chiama Tel Aviv, il cui giardino sono i suoi incredibilmente vari e maestosi paesaggi.

 

Gerusalemme.

Un mondo a parte, una città unica, il vero ombelico del mondo; così importante e affascinante che mentre cammini nemmeno sai dove stai andando. Talmente bella, intensa, cosmopolita che ti sembra di vivere al di fuori della realtà. Chiese cattoliche e ortodosse, moschee, sinagoghe, rovine antichissime, turisti, mendicanti, haredim, muezzin, volti bellissimi, voci, preghiere, lamenti, odori, vento, luci, ombre, infinito bazar senza confini apparenti (ma visibili), militari - muscoli occhi scuri e mitra, senso di pace e di confusione.

E il muro del pianto. La vera essenza di questa città, l'”io” per molte persone. Non dimenticherò mai la scossa che mi ha investito da capo a piedi nel momento in cui le mie mani di ateo incallito hanno toccato le pietre di quelle antichissime mura per esprimere un semplice desiderio. Mi sono bloccato, incapace di pensare, ipnotizzato da tutto quello che mi circondava, da quel senso di esoterico, misterioso e inafferrabile. Incredibile.

Poi basta una camminata di dieci minuti fuori dalla Old Town e tutto quello che vedi è una città moderna, giovane, energica e bella che ha voglia di prendersi poco sul serio e divertirsi. Come resisterle quindi?

 

   

 

 

Tel Aviv – Yafo.

 

Il vecchio e il nuovo. Il Medio Oriente e l'Occidente. Arabi ed Ebrei. Il mare, il vento, la pioggia battente e poi il sole che splende, che ti riscalda anche se è Gennaio. Modernissima, ti credi a Miami, poi ti volti e ti domandi se non sei finito in un quartiere decadente di Praga o in Marocco. O in un ghetto ebraico. O in una città dandy, al passo coi tempi e baciata dal Mediterraneo.

Affascinante, notturna (mi ha fatto fare le 4:30 tutte le notti!), aperta 24 ore (Shabbat escluso!), sexy, trendy, irresistibile, indomabile. Quasi vuota all'apparenza, il suo appeal sta tutto qui; nel non cercare di capirla ma di lasciarsi andare e “subirla”. Un vero puzzle, una città dalle mille identità, un chiaro-scuro pieno di personalità.

Io la definirei un paradiso bohémien sulla spiaggia, un decadente-chic, il post-moderno in salsa ruvida! In breve: una città che non assomiglia a nessun'altra.

 

   

 

Massada e il Mar Morto.

Guidare da Tel Aviv al Mar Morto credo sia stata una delle mie drive più epiche ed emozionanti di sempre!

Si passa dalla città al verde delle praterie dall'aria tersissima alle moschee alla polvere del deserto al punto più basso della Terra in soli 90 minuti!

E quando vedi il Mar Morto dall'alto del livello del mare in cui stai guidando beh, ti sembra di essere sbarcato sulla luna e di avere una visione. Un'emozione indescrivibile, un sole così brillante, un cielo così blu tra colori color terra così accesi con la Giordania che ti guarda – inaccessibile e maestosa – dall'altra parte.

Salire alle rovine dell'antica fortezza ebraica di Massada attraverso il sentiero del serpente è stata una faticaccia ma lo scenario indescrivibilmente mozzafiato ha ripagato ogni fatica.

Fatica dimenticata completamente con un bel “tuffo” nel mitico Mar Morto, la cosa più fredda e divertente che si possa fare in Israele a Gennaio. Galleggiare nelle sue acque super-salate, in questo contesto che nemmeno ti sembra vero, e fregartene di tutto quello che c'è stato prima e di quello che verrà domani beh, è stato davvero una liberazione!

Israele.  La casa di tutti, che molti odiano ma che tanti vogliono. La mia casa. Ora mi sento più completo.

 

Testo e foto di Ivan Preto

 

 

 

   

  

   

 

 

 

 

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