Il Sud della Bulgaria: Melnik e il Monastero di Rila
Case tradizionali per le vie di MelnikLá dove si affacciano i monaci!
 

 

Entrando in Bulgaria dal confine sud, si ha subito l’impressione di un territorio verde, rigoglioso e ben curato. La nostra prima tappa dalla Grecia verso Sofia è Melnik, un piccolo villaggio tradizionale in una zona interamente coltivata a vigneti.

Il vino, da queste parti, si produce fin dai tempi degli antichi romani ed è ancora oggi una delle principali fonti di sviluppo dell’economia locale. Ce ne accorgiamo subito: nella piccola via principale del paese infatti, ogni taverna, ogni locale espone fieramente botti, attrezzi e bottiglie zeppe di vino bianco e rosso.

 

Melnik conta 240 anime e non ci sono grandi attrattive, se si escludono un museo del vino e un piccolo museo etnografico ospitato in una casa privata. Nonostante questo, vale la pena fermarsi una notte in questo villaggio un po’ fuori dal tempo: tra qualche vecchia Lada scassata e carretti trainati dai muli, passeggerete lungo la via principale accanto al letto del torrente (in secca, nel periodo della nostra visita) e aspetterete il tramonto…

 

  Una tipica mehana  

 

Su Melnik sia il governo bulgaro che la Comunità Europea hanno investito moltissimi fondi con uno scopo ben preciso: restaurare l’intero villaggio e ricreare l’ambiente tradizionale della campagna bulgara. Fino a pochi mesi fa infatti venivano concessi finanziamenti a fondo perduto a chiunque restaurasse le case con le antiche caratteristiche architettoniche: muri bianchissimi e sassi al pianterreno, legno ai piani alti e fiori colorati ai balconi. Risultato? Un ambientazione bucolica deliziosa! Ah…e moltissime case tuttora in restauro.

In ogni caso, fotografato ogni angolino del paese, non affannatevi a cercare qualcosa da fare, dicevamo… sedetevi su una panchina oppure ai tavolini di qualche bar per un aperitivo e osservate il panorama delle montagne del massiccio del Pirin. Non appena gli ultimi raggi del sole si saranno nascosti dietro ai monti, le mille mehana inizieranno a popolarsi.

 

  Una tipica mehana  

 

Entrate e chiedete un tavolo….ma non aspettatevi di trovare molti turisti tra i commensali: sappiate che dividerete il locale solo con clienti bulgari. Questo però, in tutto il mondo, è un chiaro segnale del fatto che mangerete molto molto bene!

Piccolo imprevisto: la cameriera della taverna che abbiamo scelto non aveva molta dimestichezza con l’inglese! Per scegliere la cena ci siamo affidati al suo sorriso e alla nostra curiosità in fatto di cibo, chiedendo di portarci quanti più piatti tipici possibile.

Antipasti a base di melanzane e peperoni, e poi le zuppe che qui si chiamano chorba: abbiamo provato la bob chorba con i fagioli, la skembe chorba  con latte e trippe, la tarator fredda con lo yoghurt acido e i cetrioli, quintali di focacce tradizionali (pagnotte simili a piadine, farcite e speziate), e poi piatti infiniti di carne alla piastra, impanata, fritta accompagnata da verdure… E naturalmente del vino rosso della zona!

Ah già…il conto? Non più di 5€ a persona.

Il mattino seguente siamo partiti da Melnik in direzione Rila, per visitare il famoso Monastero patrimonio dell’Unesco.

Prima indicazione di servizio: il Monastero di Rila non è a Rila!

Dal paese dal quale prende il nome dista infatti oltre 30 chilometri e oltre un’ora di tortuosa strada nel bosco. Del resto, non a caso, risale al X secolo e venne fondato da un monaco eremita, diventato Santo: Giovanni di Rila. Abbandonata la nobile famiglia decise di vivere nei boschi in povertà. Una sorta di San Francesco bulgaro, insomma!

 

  La Chiesa della Natività  

 

Alcuni monaci si unirono a lui e fondarono, appunto, il primo Monastero. Nel corso dei secoli e a causa delle invasioni turche, Rila subì saccheggi, incendi e devastazioni, ma venne sempre ricostruito e fu, durante gli “anni bui” della Bulgaria, un baluardo della cultura e della tradizione bulgara, nonché grande difesa della religione ortodossa.

La strada nei boschi, dicevamo: lungo il tragitto si susseguono hotel, guest house e un paio di campeggi in riva al torrente. Perfetto per chi decide di staccare la spina per qualche giorno.

Poi, d’improvviso, appare il possente muro di cinta del Monastero: sembra un fortino, con le quattro torri ai lati e solo due accessi all’interno. Le spesse mura non lasciano immaginare quale incanto si nasconda dentro…

Il colpo d’occhio del cortile è infatti straordinario: i quattro lati della costruzione sono un’armonia architettonica di balconcini in legno, archi candidi e luminosi, loggiati e decori colorati. Per ogni arco c'è una celletta di un monaco: nel periodo di massima frequentazione del Monastero ne venivano ospitati oltre 700. 

 

  Il loggiato  

 

Al centro del cortile si trova la torre di Hrelija; un elemento difensivo risalente al 1335, alto 5 piani.

Proprio accanto spicca il gioiello, punto di interesse principale dell’intero Monastero: la Chiesa della Natività. Venne costruita negli anni 30 dell’800 dopo che fu devastata da un terribile incendio.

La struttura è piuttosto curiosa, con le due navate e soprattutto le sue 5 cupole. All’interno (dove è vietatissimo fotografare!) si ritrovano tutti gli elementi dei luoghi di culto ortodossi: le icone, gli affreschi, gli scranni intarsiati e le candele gialle che bruciano incessantemente.

All’esterno della Chiesa si trova un piccolo porticato totalmente affrescato con i racconti delle vite e dei miracoli dei Santi; tutto rappresentato con colori accesi e molto vivaci.

 

  Gli affreschi del porticato  

 

  Gli affreschi del porticato  

 

Completano il Monastero l’interessante lato nord, dove si trovavano le stanze per i pellegrini e una grandissima cucina, oggi diventata museo etnografico. L’ingresso costa 3 lev e vale la pena curiosare tra i vari attrezzi. Un tempo infatti in Monastero garantiva ospitalità a qualunque pellegrino, fornendo alloggio e vitto; per questo le cucine dovevano essere molto ben attrezzate. Ancor oggi, tra le cose più curiose, si possono osservare un grandissimo forno per il pane e le pentole, alcune delle quali potevano contenere addirittura una mucca intera! Del resto i pellegrini erano molto molto numerosi!

I visitatori oggi possono invece riposare e rifocillarsi in uno dei ristoranti o delle bancarelle appena fuori dall’ingresso nord. I prezzi non sono più cari che altrove, nonostante il target siano solo i turisti. Se decidete di pranzare qui, provate le trote: sono pescate freschissime appena qualche metro sotto di voi!

Per lasciare il Monastero dovrete tornare per la stessa strada nel bosco, visto che non ci sono alternative. Sofia dista da qui un paio d’ore di viaggio.

 

  Acque gelide scendono dal massiccio del Rila  

 

 

 

 

 

 

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