Val di Gresta: una lezione di storia all'aria aperta
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La prima tappa che ha portato alla nascita dell'Unione Europea così come la conosciamo noi oggi, cioè un' entità sovranazionale politica ed economia fondata sui principi di pace, democrazia e libertà, risale ai primi anni ’50 del secolo scorso e sarà forse per questo che,  per chi fa parte della mia generazione, la parola “guerra” è così distante dal vivere quotidiano. Di fatto, per nostra fortuna, non sappiamo cosa voglia dire veramente “guerra” perché semplicemente non l'abbiamo mai vissuta in prima persona.

Eppure se mi fermo un attimo a pensare, mi rendo conto che questa situazione di “pace” così tanto voluta e salvaguardata oggi dall'Unione Europea, fino a qualche decina di anni fa non c’era e quelli che ora consideriamo abitualmente amici ed alleati, magari fino all'altro ieri erano acerrimi nemici da cui bisognava difendersi con ogni mezzo. Personalmente ritengo che conoscere il nostro passato sia doveroso per arrivare a comprendere meglio (ed apprezzare) il nostro presente; se oggi, infatti,  viviamo in tempi di pace lo dobbiamo soprattutto a chi  c'è stato prima di noi che, avendo vissuto in prima linea una situazione a dir poco “critica”, ha fatto tesoro di questa esperienza e ha posto le basi affinché l'errore della guerra non si ripetesse mai più. Lo scopo di questo racconto è quello di offrire lo spunto per una piccola lezione di storia soprattutto a chi non è particolarmente amante delle vicende passate.

Si tratta infatti di una lezione piacevole in quanto si svolge all'aria aperta, non è  troppo impegnativa dal punto di visto fisico e potrebbe addirittura riservare interessanti conoscenze. Se siete infatti fortunati come lo sono stata io, il vostro insegnate sarà un simpatico alpino che saprà riportarvi con i suoi racconti indietro nel tempo. 

Prima di partire per questa gita, però, permettetemi qualche breve nozione storica.

Nel settembre 1914, lo Stato maggiore austro-ungarico incaricò il generale Franz Rohr di costruire una linea difensiva lungo la frontiera del Tirolo meridionale da utilizzare nel caso di un conflitto con il Regno d'Italia. Iniziava, quindi, la realizzazione di una linea trincerata continua, dall'Ortles alle Dolomiti di Sesto, denominata Tiroler Widerstandlinie (linea di resistenza tirolese).

Anche in Val di Gresta cominciarono i lavori: vennero realizzate trincee, postazioni per mitragliatrice, caverne per l'artiglieria, baraccamenti per i soldati, teleferiche e depositi. 

La linea austro-ungarica saliva dalla piana di Rovereto al monte Faè, proseguiva sul Najà – Grom e, abbassandosi gradualmente, arrivava al Passo S.Giovanni. Il caposaldo del Najà-Grom venne costruito a partire dalla primavera del 1915, ma subì ampliamenti e modifiche per tutta la durata della Prima Guerra Mondiale.

Era un complesso piuttosto articolato organizzato in modo da garantire al presidio militare la massima autonomia possibile. Sulla sommità venne  scavata una trincea perimetrale che garantiva una difesa a 360°, suddivisa in postazioni di combattimento numerate in cifre romane da I a XIV.

 

  Accoglienza Alpina!!  

 

Dalla trincea sommitale, dalle postazioni d'artiglieria in caverna o all'aperto e dagli osservatori, partivano i camminamenti che assicuravano un collegamento protetto con i servizi situati nel cuore della fortificazione. Attraverso questi passaggi si compiva il rito quotidiano del cambio delle truppe di presidio alle trincee e il servizio di rifornimento dal deposito delle munizioni.

In posizione defilata dal tiro delle artiglierie nemiche erano collocati i centri vitali del caposaldo: baraccamenti con gli alloggi degli ufficiali, delle truppe e degli operai militarizzati, i magazzini, una cisterna da campo e una cucina dotata di un ampio magazzino viveri. Nel corso del conflitto le artiglierie del caposaldo appoggiarono le operazioni militari del settore senza che la struttura fosse mai direttamente coinvolta in combattimenti ravvicinati. I numerosi crateri ancora oggi visibili testimoniano però che la zona fu bombardata dagli italiani.

A partire dal  2001 il Gruppo Alpini di Mori si è dedicato al recupero dell'intera area. Il lavoro è stato eccezionale e che ne dite di partire assieme per una piacevole visita?

 

  Entrata in galleria  

 

Da Loppio, piccolo paese situato sulla strada che da Rovereto porta a Riva del Garda, si sale per circa cinque km fino all'abitato di Valle San Felice dove si trovano indicazioni per Manzano-Nomesino. A questo punto ci sono due opzioni: si può decidere di proseguire in auto per un paio di km (strada piuttosto stretta e tortuosa) fino a raggiungere la “selletta” posta sotto il Monte Nagià Grom; oppure lasciare l'auto in un comodo parcheggio nei pressi della chiesa del paese e quindi incamminarsi su stradina secondaria che in circa venti minuti porta alla sopracitata “selletta”.  

Noi, causa tempi un po' ristretti, optiamo per la prima soluzione e lasciata l'auto alla “selletta” ci addentriamo subito nel bosco. Attraverso un ripido ma breve tratto raggiungiamo la località “Busa delle anime” dove vediamo i resti di una cisterna d'acqua che durante la guerra veniva alimentata attraverso delle tubazioni. Nei pressi si scorge l'ingresso di uno dei numerosi depositi scavati in roccia utilizzati come magazzino di materiali, munizioni e viveri. L'ingresso di queste caverne era sempre protetto da una parete di cemento armato o da sistemi che impedivano alle schegge prodotte dagli scoppi dell'artiglieria di penetrare all'interno della cavità.

Dalla cisterna il percorso procede verso nord-ovest dove è visibile un basamento con dei supporti in cemento, destinati ad ospitare i generatori dell'energia elettrica che veniva poi diramata nelle varie postazioni.

Proseguendo all'interno della trincea ci si imbatte in una croce con una targa che commemora i caduti dei due eserciti, quello austro-ungarico e quello italiano. Poco oltre una seconda croce ricorda la morte di tre bambini  di Manzano, provocata dallo scoppio di alcuni residuati bellici. Da questo punto si gode un bellissimo panorama sul paese di Valle San Felice e uno scorcio sulla riva settentrionale del Lago di Garda. 

 

  Panorama su Manzano  

 

La trincea prosegue sul versante occidentale e ci imbatte nella zona delle cucine: lo straordinario lavoro degli alpini ha reso nuovamente visibili numerosi fuochi e i resti di un camino rimasti per anni nascosti dalla vegetazione. Nelle vicinanze è possibile visitare due caverne particolarmente grandi, all'interno della quali probabilmente erano stano realizzate delle baracche in legno destinate agli alloggiamento dei soldati, munite di stufe e sistemi di illuminazione.

Dopo aver visitato le cucine si rientra in trincea e lungo il percorso è possibile notare delle piazzole per artiglieria e una fuciliera all'interno della quale sono ancora visibili il gradino di sparo e i basamenti della copertura.

Prima di riprendere il percorso ci imbattiamo in una piccola casetta di legno e incuriosite dai rumori che giungono dal retro ci avviciniamo. Notiamo che un alpino sta chiudendo la porta, probabilmente intenzionato a tornare a casa dopo una mattinata di visite guidate. Subito ci saluta sorridendo e felice per la nostra presenza riapre subito la porta della casetta per offrirci un caffè con la sgnappa ( grappa, in dialetto trentino). L'ora non ci sembra molto indicata per l'alcool ma come facciamo a dirgli di no?!? 

 

  Un caffè?  

 

Lo aiutiamo volentieri nella preparazione del caffè e lui ne approfitta per raccontarci qualche aneddoto sul luogo che stiamo visitando. Inutile dire che dai suoi occhi azzurri traspare tutto l'orgoglio di chi ha contribuito a “ fare la storia” di queste valli e mi lascio trasportare da questi racconti che ricordano molto da vicino quelli di un caro nonno.

Ci conferma che ormai è stanco e non se la sente di accompagnarci per una visita ma, piantina alla mano, ci dà le indicazioni giuste per poter proseguire percorrendo la strada migliore.

Firmiamo il libro degli ospiti e rifocillate dalla piacevole pausa (a proposito, la grappa al mugo era ottima!) proseguiamo verso la parte est del caposaldo; attraverso un lungo camminamento raggiungiamo un osservatorio d'artiglieria in cemento armato. Il panorama che si apre in questo punto è veramente suggestivo in quanto spazia dal Pasubio all'Adamello e si arriva a scorgere il lago di Garda. A questo punto abbiamo completato il giro ad anello e ripercorrendo la strada principale ritorniamo al punto di partenza consapevoli di portare con noi una lezione di storia difficile da dimenticare.

 

Qualche curiosità …

Le ore di lavoro per il recupero del caposaldo sono state oltre 12.000: sono stati ripuliti dalla vegetazione 3,5 km di sentieri, mulattiere e strade; sono stati ripristinati 3 km di trincee e caverne; depositi, cannoniere e manufatti sono stati liberati dai detriti e dalla vegetazione.

È stato realizzato un sistema di segnaletica con le indicazioni dei vari percorsi ricchi di tabelle e bacheche illustrative e sono state posizione strutture per la visita e la sosta.

Per le scolaresche vengono organizzate dal Museo della Guerra di Rovereto dell’uscite di gruppo durante la bella stagione

Info su www.museodellaguerra.it/home/ 

 

Post e foto di Elisa Marcotto

 

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