Il Museo Africano di Verona

 

 

La storia di questo piccolo Museo è la storia di un Santo e di un amore infinito per le terre africane, trasmesso fin dalla fine del 1800 a generazioni di laici e frati missionari che, ancora oggi, operano con dedizione e non poche difficoltà nelle zone più povere d’Africa e del Mondo.

 

Fin dai primi viaggi del fondatore dei comboniani (S. Daniele Comboni), i frati iniziarono a raccogliere gli oggetti più disparati e la collezione, nel corso dei decenni, si è arricchita sempre più fino a diventare un vero e proprio museo. L’esposizione è oggi ospitata nell’edificio dei comboniani, in Vicolo Pozzo, una delle più belle zone di Verona.

Ci accoglie un sorridente frate che, fin da subito, lascia trasparire una passione immensa per la cultura, il territorio e la gente d’Africa. Accompagna noi e i pochi altri visitatori lungo tutto il percorso, soffermandosi su qualche oggetto per raccontarcene la storia, l’utilizzo e come sia arrivato fino alle stanze del Museo.

Ma andiamo con ordine...

 

   

 

Il Museo è stato ristrutturato e ri-allestito un paio d’anni fa con risultati davvero sorprendenti.

Prima di accedere alle sale espositive, un filmato racconta di come l’Africa sia la vera culla dell’Umanità e di come il Mondo si sia popolato partendo da Lucy, il celeberrimo australopiteco ritrovato 40 anni fa nel bacino dell’Hadar, in Etiopia. All’epoca di Lucy però è stato calcolato che lo spostamento umano per popolare la terra era di circa 130 chilometri ogni 10 anni…

Ecco, vedete? Già ci siamo persi tra le curiosità che si scoprono in questo museo. E sarà così lungo tutto il percorso espositivo, credeteci!

La visita è divisa in settori identificati da diversi colori che ritroveremo sulle pareti delle sale.

Il primo settore è il verde e rappresenta il ciclo della vita raccontato attraverso oggetti che ripercorrono le tappe fondamentali dell’esistenza umana: la nascita, l’infanzia, l’iniziazione al mondo adulto, il matrimonio, l’anzianità, la morte.

Si trovano maschere, costumi e oggetti per le iniziazioni, vestiti matrimoniali, statue e giochi dei bambini.

Non potevamo naturalmente resistere al famoso Warri (conosciuto per la verità con altre decine di nomi…); un gioco che risale al 1500 a.C. e che rappresenta la semina, il raccolto e i predoni. Si gioca infatti su un tavolino dov’è scavata una serie di buche, dentro le quali sono sistemati dei semi. I giocatori spostano i semi con lo scopo di rubarli all’avversario. Una curiosità: il gioco non va mai richiuso alla sera perché di notte, quando escono gli spiriti maligni, vengono attratti dal gioco e lasciano in pace gli abitanti delle case!

Il gioco, seppur semplice e molto lontano dall’idea di “giocattoli” dei nostri bambini, è parte della vita quotidiana, così come lo sono gli attrezzi e gli utensili esposti nel settore giallo. L’arte del quotidiano, ovvero recipienti, contenitori, trappole per animali; ma anche lance, pugnali e ornamenti che sembrano veri e propri oggetti d’arte. 

 

   

 

Si passa poi al settore arancio: l’arte africana. Un filmato racconta le prime forme d’arte in terra d’Africa e, con un enorme salto nel tempo, di come le avanguardie del Novecento siano state influenzate, appunto, dall’arte africana. Una delle espressioni artistiche è rappresentata dalle maschere: diverse e di vari colori a seconda delle cerimonie per cui vengono utilizzate. Ci sono maschere per ogni rito: dalla nascita alla morte, passando per le danze della pioggia.

 

Al centro del Museo è riprodotto un Tucul, a rappresentare il punto di aggregazione della comunità. Nel tucul vengono proiettati filmati sulla flora e la fauna, sull’ambiente e sull’economia africana. 

 

   

 

Proseguendo nella visita si accede alla zona grigia: quella della musica.

E’ forse la sala più interessante del Museo; di sicuro la più coinvolgente! In un filmato vengono mostrate le danze accompagnate dalle musiche tradizionali. Un tutorial spiega come suonare gli strumenti più strani come il balafon: uno xilofono fatto di asticelle di bambù sotto le quali sono sistemate zucche vuote di diversa grandezza che fungono da casse di risonanza. Un geniale modo di fare musica: dove le risorse scarseggiavano era necessario ingegnarsi!

 

   

 

   

 

L’ultima sala del Museo è quella della religione, dove vengono raccontate, per immagini e simboli, le centinaia di riti africani. Ogni popolazione infatti ha sviluppato nel corso dei secoli le proprie tradizioni e le proprie credenze, in un contesto sociale dove tutto è riconducibile alla dimensione soprannaturale: l’uomo, ma anche la natura, gli animali e la terra stessa.

La visita si chiude poi con una sezione doverosamente dedicata al fondatore della Congregazione dei Missionari Comboniani: Daniele Comboni e alla sua fondazione Nigrizia che, ancora oggi, si occupa della diffusione della cultura africana, attraverso la musica, l’arte e il cinema.

Se passate per Verona e siete appassionati d’Africa, non perdetevi questo delizioso spazio espositivo che, peraltro, si trova in una delle più pittoresche zone del centro storico!

 

Qualche informazione di servizio:

Il Museo è aperto

dal martedì al venerdì ore 9 – 12.30; 14 – 17

sabato 9 – 12.30

e la prima e terza domenica del mese ore 14 – 18

 

www.museoafricano.org

 

 

   


 

 

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