Verona e il Bacanal del Gnoco: follie di carnevale!
GuggemusikSamba time!

Guarda le foto! 

 

“Semel in anno licet insanire” diceva Seneca.

 

Ok, oggi partiamo altissimi, ma tanto è carnevale e quindi si può! Già, il detto “una volta l’anno è lecito impazzire” fu coniato in tempi molto remoti e da sempre è associato ai riti collettivo, in particolare al Carnevale.

A tal proposito, sapevate che il più antico festeggiamento di cui si abbia fonte scritta certa è quello di Verona?

Già, il Bacanal del Gnoco è arrivato quest’anno alla 487a edizione sebbene la sua origine si perda ancora più indietro nella storia.

Se siete curiosi di sapere come nasce e perché, ne abbiamo scritto qui:

 

Verona e il Carnevale: una storia antichissima

 

Oggi vi vogliamo raccontare la giornata di delirio collettivo che si vive a Verona il giorno di Venerdì Gnocolar.

Lungo le vie del centro si svolge una sfilata che inizia alle 14 e dura fino a notte inoltrata.

Si inizia da Corso Porta Nuova, la grande strada che porta in Piazza Brà e all’Arena, e si conclude in notturna in Piazza San Zeno, proprio dove la festa ebbe origine qualche secolo fa.

La sfilata è il più classico dei serpentoni carnevaleschi. Sfilano i carri allegorici con le ballerine di samba alternati ai carri con i bambini in costume. Passano le bande musicali e le maschere dei paesi e dei quartieri cittadini. Ogni zona della città e della Provincia ha la sua maschera legata agli eventi o alle usanze antiche del quartiere.

 

  L'eleganza delle maschere  

 

Il Duca de la Pignata e il Dio de l’oro, maschere dorate e pentolone (pignatta, appunto) piena di monete d’oro a simboleggiare l’opulenza, compaiono fin dal Carnevale del 1884.

Il Re de la Stanga invece nasce proprio in Via Stanga, dove nell’Ottocento una grande sbarra (appunto, la stanga) bloccava l’accesso alla città per far pagare il dazio doganale.

Simeon de l’Isolo invece era un radarol, un costruttore di zattere che viveva in Piazza Isolo, dove un tempo l’Adige era a livello delle case e mulini, zattere, imbarcazioni e un porto commerciale animavano la riva del fiume. Correva l’anno 1326 quando Simeon de la Riva de l’Isolo era il gastaldo della zona. Una sorta di “capo quartiere” e dalla sua figura carismatica nacque la maschera che tuttora viene eletta in occasione del Carnevale.

 

Molte altre sono le maschere, il cui re indiscusso è il Papà del Gnoco, eletto con una grande festa popolare dal Comitato del Bacanal del Gnoco. Il giorno della festa, in Piazza San Zeno, si regalano gnocchi e vino, così come volle Tomaso da Vico, medico benefattore che nel 1530 dispose per testamento che si facesse un grande baccanale offrendo alla popolazione, appunto, gnocchi, formaggio e vino. Da allora, non si è più smesso.

 

Ma tornando alla sfilata troviamo le bande di quartiere, ma anche le band straniere e la Guggemusik di germanica origine.

 

  Guggemusik  

 

  Guggemusik  

 

Qualche comitato recente si inventa gruppi mascherati da alieni, bici pazze, uomini preistorici e “majorotti” (dei corpulenti signori che vestiti da donne improvvisano deliranti balletti). E poi le majorettes quelle vere! Chi da bambina non ha mai sognato di fare la majorette?!

 

  Majorettes!  

 

E fin qui, tutto normale. Poi però c’è tutta la parte legata alla più antica tradizione veronese.

Gruppi folk suonano musica popolare veronese (date un occhio ai Folkamazurka su Youtube), accompagnati da danze della tradizione di campagna .

 

  Musiche tradizionali veronesi  

 

Passano le figure storiche come El Torototela

(guardate, sempre su Youtube, Otello Perazzoli, che con il suo certosino lavoro di ricerca storica ripropone canti e filastrocche dei torototela)

 

 “Gussa la cortela, tàia el brigaldolo

 E metelo in gradela

 È rivà el torototela

 

Erano i cantastorie vagabondi che giravano il Veneto con strumenti rudimentali e cantavano, raccontavano storie e poesie in cambio di ospitalità e di un po’ di cibo. Il cibo è uno dei maggiori simboli delle feste di Carnevale, simbolo di abbondanza e ricchezza.

Quindi non possono mancare, durante la sfilata i vecchi carretti in legno che trasportano salami, formaggi e polenta abbrustolita da servire alla gente; oppure la renga (aringa, in italiano!).

 

  Prodotti tipici!  

 

Complice una antica tradizione che ebbe origine a Parona, all’inizio della Valpolicella, dove l’Adige scendendo dal Trentino incontra la pianura e compie la sua prima grande curva. Lì dove le acque rallentano, c’era un porto (oggi rimane solo Piazza del Porto, mentre il fiume è qualche decine di metri più in là) dove i barconi che scendevano dalle montagne del Tirolo trovavano la prima sosta di Verona.

 

Durante le soste i barcaioli si rifocillavano nelle osterie della zona, pagando con le merci che erano soliti trasportare: le aringhe essiccate dei mari del nord. Da allora le “parone” delle osterie (le titolari, le padrone, per i non autoctoni!) impararono a cucinare le “renghe” con la polenta e da allora…non hanno più smesso! Ancora oggi infatti la “Festa de la Renga” si tiene a Parona il primo giorno di Quaresima e richiama gente da tutta la Provincia. Per la cronaca, in quella giornata si consumano oltre 2000 chili di aringhe, 1800 chili di polenta e si bevono oltre 2000 litri di vino rosso!

 

Anche il vino a Verona è una cosa seria…anche a Carnevale!

Qualcuno durante la sfilata ne offre un bicchiere, qualcuno ne beve (più di) un bicchiere e qualcuno si fa un po’ prendere la mano…

 

  ...e qualche esagerazione!  

 

Ma se è vero che una volta l’anno è lecito impazzire, venite a Verona per Carnevale! Vivrete una giornata di sana ed intensa follia!

 

 

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