Penisola del Sinis: la Sardegna che non ti aspetti!
CabrasSpiaggia di S. Caterina di Pittinuri

Guarda le foto!

 

Acque turchesi, archi naturali, spiagge insolitamente deserte, siti archeologici, fenicotteri rosa, villaggi da far west. 

No, non è un sogno! Sono pochi chilometri che racchiudono un incantevole angolo di Sardegna che non ti aspetti.

E’ la costa a nord di Oristano, quella che va da San Giovanni in Sinis a Santa Caterina di Pittinuri, un piccolo borgo marinaro incastrato tra le acque trasparenti da un lato e i boschi di sugheri e ulivi dall’altro.

Ci siamo finiti quasi per caso, ospiti ad un matrimonio, con la grande opportunità quindi di toccare con mano l’ospitalità sarda.

Non avevamo mai pensato a questa zona della Sardegna come meta delle vacanze, forse perché intimoriti dall’idea dell’affollamento estivo e dei prezzi parecchio alti. Ma in realtà non sapevamo che i nostri timori erano infondati e ancora non avevamo idea di come questa costa potesse sorprenderci…

 

  S'Archittu  

 

S’Archittu; Putzu Idu; Is Arenas; Is Arutas; Tharros; Cabras… è la Sardegna dei nomi un po’ difficili da pronunciare e da ricordare; la Sardegna più autentica perché, sorprendentemente, ancora non invasa dalle masse di turisti affamati di mare e di sole.

E’ la Sardegna delle meraviglie naturali come S’Archittu.

“L’archetto”, in sardo, è il nome della piccola frazione e soprattutto dell’arco calcareo che la natura ha pensato di disegnare. E’ alto 8 metri ed è il trampolino perfetto per chi vuole cimentarsi con i tuffi, tanto da averne ospitato, nel 2011, anche il campionato mondiale. Potete raggiungerne la cima attraverso un sentiero e poi provare coraggiosamente salti ed acrobazie. Oppure, come noi, godervi i gesti atletici dei più impavidi rimanendo seduti sulla spiaggia o su uno dei piccoli locali che la animano.

La nostra preferita? Gli scogli pittoreschi, le acque turchesi e i fondali bassissimi della Caletta Torre del Pozzo. 

 

  S'Archittu. La spiaggia.  

 

La natura e le sue meraviglie, dicevamo. Come Putzu Idu, una lunga striscia di sabbia bianca e soffice che si tuffa nel verde, azzurro e turchese dei bassissimi fondali trasparenti.

Lungo la spiaggia si trovano moltissimi chioschi che propongono l’uscita in mare verso l’isola di Malu Entu.

“Vento cattivo” in lingua sarda, erroneamente tradotto in italiano come Isola di Mal di Ventre. Il nome sardo lo si deve alle condizioni – appunto – del vento che cambia in maniera decisa ed improvvisa; la traduzione italiana, probabilmente, la si deve invece al fatto che le barchette ciondolano vistosamente tra le onde, provocando effetti anomali sugli stomaci più deboli!

L’isolotto pianeggiante è un ecosistema marino di straordinaria bellezza: i più fortunati, oltre a numerosi pesci, potrebbero incontrare le tartarughe Caretta Caretta o qualche delfino.

Alle spalle della spiaggia, gli amanti del birdwatching possono trovare grandi soddisfazioni grazie a sa Salina Manna: uno stagno che ospita una colonia di fenicotteri rosa. 

 

  Putzu Idu  

 

Per gli amanti delle spiagge, una tappa imperdibile in queste zone è sicuramente Is Arutas, la “spiaggia dei chicchi di riso”. Sono micro granelli di quarzo, perfettamente arrotondati dal mare e dal vento, che creano un brillante scintillio di riflessi rosa, bianchi e verdi. Di fronte, le acque calde del mare, così limpide da lasciare intravedere i fondali animati da decine di pesci coloratissimi. Un posto perfetto dove rilassarsi, vuotare i pensieri in perfetta sintonia con la natura.

 

   

 

 

Siete stanchi di spiagge e di mare? 

Impossibile! Ma anche se così fosse, questo territorio offre diverse interessanti alternative per staccarsi dalla sabbia ed immergersi nella storia e nelle tradizioni dell’isola.

A pochissimi chilometri da Is Arutas si può visitare il Villaggio San Salvatore, esempio inimmaginabile di quante culture siano passate per questa terra. Il piccolissimo villaggio fu costruito in epoca medievale intorno alla Chiesa di San Salvatore. L’edificio religioso venne eretto su un preesistente sito che fu prima nuragico, poi tempio romano, poi occupato dagli arabi ed infine Chiesa Cattolica.

Il villaggio è formato da una serie di casette che assomigliano a quelle delle frontiere messicane, il che lo rende scenografia ideale per i film western, tanto da essere effettivamente stato utilizzato nel corso degli anni 70 per le celeberrime serie degli “spaghetti western”. Oggi invece il villaggio San Salvatore ospita i festeggiamenti per il Patrono, tra i quali la famosa Corsa degli Scalzi. La corsa ebbe origine nel 1619 quando, a causa delle incursioni dei “mori”, gli abitanti trasportarono di corsa la statua del Santo utilizzando uno stratagemma geniale: misero dei rami sotto ai piedi nudi, in modo da sollevare molta polvere e sembrare molto numerosi. L’idea funzionò perfettamente: gli invasori scapparono spaventati e San Salvatore fu in salvo. Da quell’anno, per ricordare l’evento ed in onore del Patrono, viene ripetuta la corsa per i 9 chilometri che separano Sinis da San Salvatore.

Tutte le informazioni (e altre curiosità!) su San Salvatore e la Corsa degli Scalzi su www.corsadegliscalzi.it

 

 

  Villaggio San Salvatore  

   

Per tornare ancora più indietro nel tempo, un’altra tappa imperdibile è il sito archeologico di Tharros: ulteriore esempio dell’alternanza di culture che quest’isola ha ospitato.

Nella città di Tharros, sulla punta estrema della penisola del Sinis, sono rimaste tracce di civiltà preistoriche; poi nuragiche e poi fenice. Di questi ultimi sono stati recuperati moltissimi oggetti d’uso quotidiano nel tofet, il luogo sacro dove si effettuavano le sepolture.

Ai fenici, seguirono i cartaginesi che occuparono Tharros e poi i romani. Le maggiori testimonianze ancora oggi visibili risalgono proprio a questi ultimi due periodi: in particolare le fortificazioni, i templi in riva al mare, l’acquedotto e i classici cardo e decumano lastricati.

Il sito di Tharros è un esempio straordinario di sovrapposizione di stili, di culture, di popoli, a ricordarci che il Mediterraneo, dall’inizio dell’Umanità, è sempre stato crocevia di traffici e via di comunicazione tra popolazioni diverse. Tutte le informazioni su www.tharros.sardegna.it

 

  Tharros  

 

  Tharros  

 

Ah, quasi dimenticavamo! Sapete com’è andato il matrimonio?

Uno spettacolo! Il banchetto è stato organizzato dal comitato della festa di Santa Caterina: hanno sistemato lunghi tavoli in legno e panche all’ombra di un bosco, dove ci hanno preparato malloreddus, porceddu e molti altri piatti tipici della Sardegna, splendida isola che ci ha ospitati!

 

   

 

 

   

 


Qualche suggerimento:

Iniziamo con il viaggio! Uno dei modi migliori per arrivare in Sardegna è andare in macchina e prendere uno dei tanti traghetti disponibili, come la tratta Livorno - Golfo AranciSe anche voi, come noi, temete che il traghetto per la Sardegna vi costringa a chiedere un mutuo in banca, cercate di prenotarlo prima possibile per poter usufruire di eventuali sconti promozionali.

E se cercate qualche altra informazione o qualche ispirazione per il vostro soggiorno in Sardegna, potete vedere qui

 

Per mangiare e dormire:

Cene 100% sarde all’agriturismo S’Ispiga. Si trova a 6km da Santa Caterina di Pittinuri e offre menù di terra indimenticabili a prezzi contenuti. Ci sono anche camere, se vi piace dormire nel silenzio dell’entroterra isolano. Info: www.sispiga.it

 

Amate il pesce fresco? Provate l’Ittioturismo Aquaurchi di Cabras. E’ una cooperativa di pescatori che propone solo il pescato del giorno. Non c’è menù: vi sedete, aspettate e poi gustate! 8 antipasti, un primo piatto e due secondi piatti (oltre a contorni, dolci, sorbetti, liquori ecc.). Un posto da intenditori!

Info: www.ittioturismooristano.it

 

Se volete dormire con una vista mozzafiato, date un occhio al sito www.hotelbellavistasarchittu.it

L’Hotel Bellavista di S’Archittu ha camere con balconi “vista tramonto da lasciare senza parole” (!!), una terrazza dove cenare o bere un aperitivo guardando il mare e un buon ristorante. Ah… se pensate che i prezzi siano proibitivi, sbagliate! Provare (come abbiamo fatto noi) per credere!

 

 

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