Cosa vedere a Palermo: da capitale Normanna a capitale della cultura
Interno del Teatro MassimoLa Cattedrale

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Cercando informazioni sulla città, prima della partenza, sono incappata in questa descrizione:  “Palermo è come una vecchia signora trattata male”. A tale frase aggiungo, citando un’amica palermitana doc, “trattata male da se stessa”. Mai parole sono state più vere. Palermo ha tante facce, ha tanto da raccontare a chi vuole ascoltarla: può narrare come è stata fondata dai Fenici osservando ciò che resta delle antiche mura puniche, può stupire il turista che osserva come arabi e normanni, nei secoli, l’abbiano amata a tal punto da abbellirne ogni angolo. Palermo racconta anche come sia nata la letteratura italiana perché ebbe il piacere di essere la sede della scuola siciliana fondata alla corte dell’imperatore Federico II di Svevia. E, infine, Palermo è legata a tristi episodi di cronaca nera essendo il luogo di nascita di una terribile organizzazione criminale che ha segnato la storia d’Italia. La città, a nostro avviso, merita il titolo di capitale della cultura. Chi la visita, però, deve fare i conti con grandi contrasti: nel giro di qualche metro si può passare dallo sfarzo all’abbandono.

 

Qualcuno potrebbe pensare che non ci sia molto da vedere in una città segnata negativamente da decenni di incurie e malgoverno, ma si sbaglia. Ho, infatti, scoperto che cinque giorni bastano a sufficienza per i luoghi più importanti, quelli da due stelline touring, per capirci.

 

Innanzitutto, consiglio di visitarla in inverno o primavera. Noi ci siamo stati durante le vacanze di Natale e le temperature erano decisamente gradevoli, con picchi di 18°. D’estate il caldo potrebbe rendere impossibile o poco tollerabile la sua scoperta, perché Palermo si vive per le strade. La nostra visita è cominciata dalla via principale, Via Maqueda, cuore pulsante della città. Vi si affaccia il superbo Teatro Massimo, di nome e di fatto,  in quanto è il più grande teatro lirico d’Italia e il terzo  in Europa.

 

  Teatro Massimo  

 

In via Maqueda si trovano negozi e bar, fu costruita dal vicerè di Sicilia, il duca di Maqueda, sul finire del Cinquecento. Da allora è una delle vie principali del centro storico, insieme al famoso “Cassaro”. A Palermo ogni cosa ha due nomi: le piazze, le chiese e pure le vie. Infatti, il Cassaro altri non è che Corso Vittorio Emanuele, la strada più antica della città. Di origine fenicia, collega il Palazzo dei Normanni al mare. Essa si incontra con Via Maqueda in Piazza Vigliena, ma nota come “Quattro Canti”, di forma ottagonale.

 

  Quattro Canti  

 

  Piazza Pretoria  

 

I palermitani la chiamano anche Teatro del Sole poiché la forma dei palazzi che la delimitano ricordano le quinte di un teatro e, almeno una nell’arco della giornata, è illuminata dai raggi del Sole. I Quattro canti, quindi, altro non sono che i quattro edifici che si affacciano sulla piazza, ognuno simboleggia i mandamenti della città: Albergheria, Capo, la Loggia, Kalsa. Giunti a questo punto ci sono alcuni edifici che meritano di essere visitati. Sicuramente la chiesa di San Giuseppe dei Teatini, trionfo di stucchi e famosa per le decorazioni marmoree delle pareti. Dall’altro lato, sorge la suggestiva Piazza Pretoria, conosciuta come “piazza delle vergogne” a causa della nudità delle statue che ornano la fontana. Quest’ultima non era, in origine, destinata alla piazza, ma per il giardino di una villa fiorentina. Fu acquistata dal Senato siciliano, smontata in più di seicento pezzi e qui trasportata.

 

In questa piazza si trova anche la sede del comune di Palermo, oltrepassata la quale si giunge alla piccola piazza Bellini, dove sorge la Chiesa della Martorana, sede della parrocchia di San Nicola dei Greci. E’ un luogo di straordinario fascino poiché non si tratta di una chiesa cattolica, ma le funzioni sono tenute secondo il rito greco-bizantino. Al suo interno, infatti, le decorazioni sono interamente musive e si potrebbe quasi cadere nell’errore di pensare di essere a Istanbul.

 

  Interno della Chiesa Martorana  

 

 

Le chiese che Palermo regala ai suoi visitatori sono davvero numerose, noi, per questioni di tempo, abbiamo selezionato le più rappresentative. Quindi, oltre a queste due consigliamo la Chiesa del Gesù che i palermitani chiamano “Casa Professa”. In questo luogo il barocco ha raggiunto il massimo del suo splendore grazie agli intarsi marmorei di rara bellezza.

 

  Casa Professa  

 

Simbolo di Palermo è, tuttavia, la sua imponente Cattedrale, dichiarata patrimonio Unesco. Nei giorni soleggiati è davvero una delizia poterne ammirare la facciata resa quasi dorata dai raggi del sole. Al suo interno è possibile visitare le tombe reali. Poco distante dalla Cattedrale si trova il Palazzo dei Normanni, sede anche del Parlamento della Regione Siciliana. Questo dettaglio non va sottovalutato poiché alcune parti sono, infatti, visitabili solo dal venerdì alla domenica, quando i deputati siciliani non sono al lavoro. Gli appartamenti reali sono sicuramente squisiti, tutti decorati mostrando un perfetto connubio fra arte normanna e arte araba. Il cuore del visitatore è, però, catturato dalla straordinaria Cappella Palatina. Venne costruita per volontà di Ruggero II di Sicilia ed è interamente decorata a mosaico. E’ l’esempio massimo della sintesi tra eredità araba, l’abilità bizantina e arte normanna. E’ questo aspetto che rimane impresso a chi visita Palermo: l’armonia perfetta fra culture e arti così diverse fra di loro. Non solo nella Cappella Palatina tale equilibrio si palesa agli occhi dello spettatore: anche la vicina San Giovanni degli Eremiti con le sue cinque cupole rosse che svettano nel cielo palermitano. E’ un edificio di epoca normanna costruito su un preesistente monastero sorto seguendo, tuttavia, uno stile arabeggiante.

 

  San Giovanni degli Eremiti  

 

 

In una città come questa sono tanti gli itinerari che possono essere seguiti, da quello arabo- normanno, a quello spagnolo, giungendo a quello ottocentesco. Ma in nessuno dovrà mancare la visita e, perché no, un pasto, in uno dei mercati tipici della città. Palermo va vissuta nei quartieri e ognuno ha il suo mercato. I più rappresentativi, tuttavia, restano Ballarò e il Capo, mentre è quasi del tutto scomparso lo spirito palermitano da quello di Vuccirìa.

 

  il Mercato Ballarò  

 

Cinque giorni di viaggio ci hanno dato la possibilità di uscire anche dal centro storico della città. Abbiamo visitato Monreale che dista solo 8 km ed è servito dalle navette urbane (controllate bene gli orari e la frequenza). Il Duomo di Monreale è inserito nell’itinerario arabo-normanno (insieme a quello di Cefalù). Anche in questo caso si rimane affascinati dal connubio fra arte islamica e bizantina, inserite con armonia in una struttura di stampo normanno. Tornando da Monreale potete inserire nel vostro percorso la visita al Palazzo della Zisa nel quale il richiamo ai palazzi arabi dell’Andalusia è molto forte. Da non perdere Mondello per una passeggiata in riva al mare (anche fuori stagione).

 

Il nostro viaggio a Palermo è stato dettato non solo dall’interesse verso il lato artistico della città, ma anche e soprattutto perché volevamo visitare il Museo Falcone –Borsellino, allestito nel 2016 all’interno del Palazzo di Giustizia. Si tratta della ricostruzione fedele degli uffici dei due magistrati all’interno del cosiddetto “bunkerino”, un’area blindata del Palazzo al quale si accedeva dopo accurati e scrupolosi controlli. Ora la visita è prenotabile direttamente sul sito ed è gestita da Giovanni Paparcuri, unico sopravvissuto alla strage in cui morì Rocco Chinnici e diventato poi fedele collaboratore di Falcone.

 

Palermo è anche questo e ci sembrava doveroso ricordare anche questa triste pagina della sua storia.

 

  L'ingresso del Museo Falcone e Borsellino  

 

 

 

 

Testi di Valentina Ghidelli

Foto di Stefano Moretti

 

 

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