San Diego: surf, tacos e filo spinato
Mission BayTracce di Messico!

 

 

Non so neanche perché, proprio San Diego.

Era il primo viaggio oltreoceano e forse per uno di poco più di vent’anni la California è un concetto mitico. Ecco, un concetto, più che una collocazione geografica!

San Diego e Los Angeles, le nostre mete: estremo sud degli States dove il Messico spinge con forza.

 

Fa caldo a San Diego. Il nostro hotel è a La Jolla: il gioiello, in spagnolo. Un quartiere a nord della città, fatto di spiagge, onde, surfisti e party alla moda. Perfetto se cercate una zona balneare dove vivere un po’ di vitalità californiana. Nulla invece che faccia per noi! Quindi la prima questione evidente è che abbiamo sbagliato zona nello scegliere l’hotel!

 

  La Jolla  

 

Puntiamo verso il centro cittadino, ma senza avere chiaro che le città americane non hanno un centro cittadino né che downtown non corrisponde al nostro centro storico. E soprattutto che in California non si va a piedi. Mai!

Ma due ventenni in California hanno tempo, fiato, voglia di vedere e incoscienza; quanto basta per decidere di non salire su un taxi e incamminarsi verso non so dove.

Ci imbattiamo per caso nella facoltà di Oceanografia dell’Università della California. UCSD, una sigla che poteva significare successo, prestigio, carriera insomma: il sogno americano.

Curiosiamo ovunque fosse possibile: non c’erano pericoli, non c’erano minacce terroristiche, né tanto meno controlli serrati e asfissianti. Ci infiliamo nel parco dell’Università, tra gli edifici, fino a mettere il naso in una delle aule. E’ piena estate e gli studenti in giro sono pochissimi, ma l’ambientazione delle Università americane ha avuto un effetto emozionante. Del resto eravamo reduci da Beverly Hills 90210 (qualcuno se la ricorda??) e lì, proprio lì dove eravamo noi in quel momento, c’era tutto quanto già visto in Tv. Era tutto, straordinariamente vero!

 

  UCSD  

 

 

Camminiamo: dicono ci sia anche un centro storico a San Diego. La Old Town, la chiamano.

La storia negli Stati Uniti è un concetto parecchio lontano dal nostro: ciò che loro valorizzano come “storico” ha meno anni delle pietre che lastricano le nostre strade di periferia, ma loro sono bravi, tanto bravi a rendere interessante e curioso quello che hanno. La Old Town State Historic Park di San Diego è il primo insediamento dell’intera California e risale al 1769; si tratta per lo più di ricostruzioni di case (18 sono gli edifici originali restaurati) e Chiese in un misto di stili tra il villaggio dei film western e il coloniale ispanico che rivedremo in Messico qualche anno più tardi.

 

  Old Town Historic Park  

 

Fa caldo, tanto caldo. Ci sediamo sfiniti su una panchina. Intorno a noi le casette di legno che sono diventate negozi di souvenir: chincaglierie da turisti con la differenza, rispetto ad oggi, che non erano ancora Made in China. Candele decorate, oggetti di cuoio e artigianato indiano vanno per la maggiore. Ovviamente compriamo e altrettanto ovviamente ci chiediamo, un minuto più tardi, dove tenere gli acquisti per il resto del viaggio! E cosa farne una volta a casa.

 

A San Diego non c’è una sola zona di interesse, non c’è un centro storico. Bisogna esplorare qua e là per trovare i luoghi più famosi: il Balboa Park; il Coronado Hotel, lo Scripp Institute of Oceanography.

 

Il Balboa Park risale al 1868 ed è l’altra zona storica della città; oggi ospita 17 musei, un giardino giapponese e il famoso zoo. Da non perdere la Casa de Balboa dove si trovano il San Diego Air and Space Museum e – appunto – lo zoo.

 

  Casa Balboa  

 

  San Diego Air and Space Museum  

 

 

Sull’isola di Coronado si trova invece l’omonimo hotel, costruito alla fine del 1800 e reso celebre da Marilyn Monroe che, oltre a soggiornare, nel 1959 vi girò molte scene della commedia “A qualcuno piace caldo”.

Potete entrare per un brunch guardando le onde del Pacifico, oppure per unirvi ad uno dei tour guidati che vi svelerà qualche curiosità legata alla sua ospite più famosa oppure, come abbiamo fatto noi, solo per curiosare!

 

Nella Downtown si trova il Santa Fe Depot, la stazione ferroviaria che risale all’inizio del 900 e che oggi è il più grande snodo ferroviario cittadino. Da lì servono 2$ e 45 minuti di tram sferragliante per arrivare a San Ysidro. Più avanti non si può andare perché dicono ci sia una linea immaginaria che chiamano “confine”. Una linea che, da queste parti, più immaginaria non si può. Il Messico e tutto il resto dell’America sono già entrati negli Stati Uniti per chilometri e chilometri, alla faccia di tutti i confini, i muri e i fili spinati.

 

  Sante Fe Depot  

 

Più avanti non si può andare, o meglio: più avanti sconsigliano di andare. E quindi scendiamo dal trolley e, a piedi, andiamo avanti. Superiamo il confine per respirare un po’ della polvere vera del Messico che tanto avremmo amato un po’ di anni dopo. E’ un’altra storia quella del nostro incontro con Tijuana e la prima volta con il Messico.

Sono passati molti anni e forse all’epoca non c’erano le difficoltà, il degrado e – di conseguenza – i pericoli attuali. Oggi non ci sentiremmo di consigliare la visita, ma concedeteci di aver viaggiato con un po’ di incoscienza giovanile…

 

San Diego è una delle tappe imperdibili durante un viaggio in California. Probabilmente è la città che, insieme a San Francisco, meglio rappresenta l’intero Stato e l’idea dell’Ovest americano. Surf, spiagge, edifici coloniali, centri di ricerca scientifica, tacos e guacamole.

Città vivace, dinamica, divertente e oggettivamente bella, ma anche una città che sbatte in faccia i problemi di un Sud del Mondo che spinge sempre più. In pochi chilometri si passa dalle onde al filo spinato.  Oggi più che mai, quest'ultimo, sempre più inutile.

 

Ma mentre noi eravamo là mancava ancora qualche anno al nuovo Millennio e ciò che volevamo era solo continuare il sogno americano. E allora via, su un Greyhound verso Los Angeles…

 

 

 

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